Sconfitta

Quando noi italiani imprecisi cercavamo di farci capire, le prime cose he imparavamo erano i numeri.
Facili da mimare. Ma quando arrivavamo al 3, ti prendevano le dita, quei bambini bosniaci. Ti chiudevano il pugno e riaprivano la mano indicando il 3 con indice medio e anulare. Giusto per prendere le distanze il più possibile dal classico gesto di tre con pollice indice e medio.
Chiedevamo spiegazioni e ci dicevano che era il simbolo della Grande Serbia. Che da pochi anni era divantato il loro nemico-da-sempre.
Cambiavamo gesto con facilità, noi volontari della domenica. Ma intravedevamo una frattura profonda. E dentro potevamo sbirciare e vedere l’assurdità di quella guerra.
Guardando la partita della nazionale di calcio, ho visto i giocatori serbi che cercavano di placare gli ultras.
Facevano lo stesso gesto con le dita. Come dire (a quei balordi nazionalisti): “Siamo con voi! Siamo come voi!”
I telecronisti RAI, hanno commentato all’unisono: “stanno dicendo che se continuano le intemperanze la partità finirà 3-0 a tavolino”. Geniali.
C’è però da rallegrarsi che questi giornalisti siano finiti in una redazione sportiva.
Non voglio neanche immaginarmeli a fare una telecronaca dell’Angelus da Piazza San Pietro. “Il Pontefice sta benedicendo i fedeli dicendo che se non si comportano bene, perderanno 3-0 a tavolino…”

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