Scientificamente inconcludente

Sei inconcludente! Lasci tutto a metà! Non porti a termine nulla di quello che inizi!
Ho sentito tante volte queste frasi che ormani ne sono immune. Non mi influenzano più. Non riescono a contagiarmi.
Le respingo senza muovere un dito o un globulo bianco.
Ma durante l’ennesima inutile riunione di lavoro ho indagato le ragioni di questa attitudine all’insuccesso.
Ho sempre sperato di restare giovane. Di non cristallizzarmi e di non diventare refrattario a nessuna novità. E ci

sono riuscito. La novità mi affascina, mi coinvolge, mi entusiamsa, mi motiva.

Mi fa muovere insomma. Tanto da spingermi ad appassionarmi di “robe nuove” e di volerle imparare.
Non importa se stiamo parlando di “fisiologia della corsa” o “tecnica del fumetto” o “suonare quello strumento” o
“linguaggio di programmazione” o “citizen journalizm” o tutta-quella-lunga-serie-di-cose che i miei detrattori sanno elencare meglio di me.
Quando inizio ad imparare qualcosa dedico molta energia. Compro libri. Spendo tempo. Mi impegno.

Ma mi accorgo che dopo un po’ questa voglia diminuisce. I libri cominciano a non essere più in cima alla pila sul comodino. Le ore spese a cercare informazioni diventano frazioni di ora.  Poi minuti. Poi non mi riconosco più in questa passione che fino a qualche tempo prima era motivante. Assolutamente mo-ti-van-te.
Tutto l’impegno profuso non ha portato a niente, visto che non raggiungo una soglia minima di conoscenza rudimentale della materia. Se non sono in grado di fare almeno uno stiracchiato “giro di RE” non posso dire di saper suonare la chitarra. Neanche un pochino.

Ecco la modellizzazione della mia insipienza. In Rosso l’impegno messo nella nuova passione. Con il tratteggio blu indico la conoscenza cumulata dell’argomento. In azzurro la soglia minima, che rappresenta l’impegno totale minimo per avere i rudimenti della attività. Per esempio: se non studio la chitarra per almeno 200 ore non sarò in grado di fare un giro di RE.

Passando da un’attività ad un’altra senza avere consolidato un minimo di conoscenza, si disperdono tutte le energie. Il peggio è che qualcuno razionalizza questo insuccesso autodefinendosi “generalista”.

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