La vita scorre. Come un fiume. Potente lineare. Con una forza che non si chiede il perché.
Poi magari arriva una tragedia. O anche un evento minore. Un evento qualsiasi, che però a noi sembra insuperabile.
Ci fa esondare, ci mette fuori, sotto l’acqua. Senza protezioni.
E ci vuole un po’ a capire che ci si adatta. Ci si adatta a tutto.
L’uomo, come specie, non è il più forte. Un toro, un leone, un orso, un lupo, un cervo, un cammello persino. Sono tutti animali più forti dell’uomo. Tanto che l’uomo, slealmente, le chiama bestie.
L’uomo, come specie, non è il più veloce. Gli esempi fateli voi. Includendo pure quelli che nuotano, che corrono e che volano. Ma la lista è lunga.
L’uomo però è il più adattabile. Qualcuno la chiama intelligenza, questa capacità di reagire a situazioni nuove. Ma questa coccarda dorata, rischia di distrarre. Di portare altrove.
La specie umana ha saputo reagire bene a un ambiente vario e in continuo cambiamento.
E qualcosa è restato nel cervello di questa adattabilità.
Più o meno senza rendercene conto, ci adattiamo a tutto. A tutto. Un amore che finisce, un amico che non ci parla, una persona cara morta troppo presto.
Quando è giusto lasciarceli dietro?
I primi tempi ci sembra di impazzire, come dicono troppe canzoni facili. Ci sembra di venire sopraffatti da un lutto, da una partenza, da un cambiamento cadutoci dal cornicione.
Ma poi il dolore sfuma.
La voragine che avevamo davanti si riempie da sola. I bordi si disfano e franano dentro, come le belle buche fatte sulla spiaggia, troppo vicino alle onde. Sembrano eterne, profonde, perfette. Ma durano poco. Siamo bestioline adattabili, in fondo.
E si arriva alla triste, vincente, conclusione che ci si adatta a tutto. L’unica truffa è che la nostra cultura ha inventato la coscienza. E che spesso sopravvivere e dimenticare, ci sembra una sconfitta.
Sopravvivere e dimenticare sono operazioni inscritte nel nostro codice, per fortuna. Se ricordo certi dolori, e come si siano impadroniti di me, non posso che essere grata a certe reazioni chimiche del cervello cui, in un certo senso, devo più di una rinascita.
Non pensarci. Ci adatteremo anche a questo.
C’abbiamo uno strano feeling in questo periodo. Perlomeno facciamo gli stessi pensieri. Non posso manco invitarti a scambiare due chiacchiere, perché sarebbero doppioni delle tue. Fin nella triste, vincente, conclusione che alla fine ci si adatta a tutto. E allo stesso senso di sollievo e di sconfitta.
Beh, grazie di averlo detto così bene. Di averlo detto anche per me.
Facciamo così: io scrivo quello che pensi tu, e tu vai alla riunione di condominio al posto mio. Ok?
Puoi chiedermi tutto, ma non questo! :D
Siamo uomini e non scimmie perché da un punto di vista evolutivo abbiamo perso la partita quando ci cacciarono dalle foreste. Comunque, la coscienza non credo sia un’invenzione della società. E’ un’altra roba. Vorrebbero farci credere che lo sia.
Chi ci ha cacciato dalle foreste? Chi vuole farci credere che non esiste?
Pardon, sono stata poco precisa. Mi riferisco ai nostri antenati: le attuali scimmie li hanno buttati fuori dal loro habitat, così hanno cominciato a camminare a due gambe et voilà, l’homo sapiens -almeno, così spiegava il libro di scienze a suo tempo.
Per la coscienza, chi ha detto che non esiste? Dico solo che non è la roba che ci dicono nella nostra cultura per farci sentire in colpa. Quelle sono stronzate. La coscienza vera è più profonda.
leggevo un pezzettino dei wuming in vacanza, che adesso non lo trovo che devo ancora disfare le valigie ma calzava proprio. mi faceva pensare a cose analoghe, all’adattarsi, al ripensarsi.
Ma i wumming in valigia non si sciolgono?
Cercare di vivere e non sopravvivere è davvero una disciplina da campioni.
Ma qui parliamo solo di sopravvivere. Per inerzia forse.
Qualcuno parla di oblio che ci permette di lasciarci alle spalle certi accadimenti altrimenti il peso della vita ci sembrerebbe insostenibile. Condivido questo pensiero, per quando crudo, per quanto fatalistico.
no dai, fatalistico no.
“Angela. E’ strano pensare di una persona così vicina che potresti non rivederla mi più. Senti spalancarsi un vuoto, ma non sul futuro, che vuoto lo è quasi sempre. E’ il passato che sembra sprofondare, passare una volta per tutte, diventare fotografia”. WM.
eccola era questa, l’ho trovata in valigia. che non so più se calza ma è bellissima.
Ci si abitua
Ti do ragione. Si sopravvive a tutto e ci si adatta per sopravvivere. Basta non farlo quando le persone sono ancora vive.Sarebbe ingiusto e sbagliato Solo alla morte ci si può arrendere.
ci si adatta
Io, se mi metti a vivere nel mare, mi faccio crescere le branchie.
E ho detto tutto.
lamarkiana, io son darwiniano. Addio
Però non ci si adatta solo perchè scorre il tempo. Le cose che succedono fanno deflagrare emozioni reattive, talora risananti.
Io volevo raccontare l’onda che smussa il castello di sabbia. Non gli scoppi.
Silenziosi o meno, ma pur sempre scoppi. Non è il tempo da solo che smussa, secondo me.
La tristezza del pezzo deriva, invece, dalla constatazione che ci adattiamo a tutto. Volenti o nolenti.