Camminavo cercando un indirizzo. Ormai fatico a riconoscere le strade, quando ci torno per lavoro.
Controllo sul cellulare l’SMS con il numero civico. Numero 35, 37 devo andare al 51. Ad un certo punto mi sono distratto guardando dentro una macchina in coda nel traffico. C’è dentro una donna che piange. Guardo meglio, è proprio una giovane donna che piange.
Le gote mi sembrano rosse, una faccia simpatica, se l’espressione non fosse così sofferta. Ma forse il rossore è solo il pianto.
Vorrei fare qualcosa, vorrei intervenire, chiederle se ha bisogno.
Ma poi chissà cosa penserebbe. Già è scossa… rischio addirittura di impaurirla. Meglio lasciar perdere…
Eh no: così scivolo in quella viscida indifferenza che ho sempre condannato, che ho sempre combattuto.
Ho quasi deciso, mi avvicino. Alzo la mano senza convinzione, come per fare un gesto in cui non credo. Ma la coda riparte piano e l’auto si allontana, verso destra.
Chissà se mi ha visto, se ha intuito le mie buone intenzioni.
Chissà senza quei cristalli atermici, sigillati, antiriflesso. Chissà cosa avrei potuto dirti.
Probabilmente niente di decisivo. Niente che ti potesse consolare.
Avrei cercato di dirti che il tuo destino sta a cuore a qualcuno, facendo finta di non patire tutta questa retorica a grana grossa.
Chissà tu, se avresti sospeso il cammino di quella lacrima sulla guancia. O se l’avresti asciugata per ascoltarmi.
O probabilmente avresti risolto il dubbio alzando leggermente il piede dalla frizione. E dando gas.
Proseguo in silenzio, alla ricerca del civico 51.
Io non me ne intendo, ma quello che ti ha rallentato, secondo me, non è indifferenza.Ti sei posto il problema e questo è segno di compassione.
Penso che, se mai dovesse capitarti ancora un incontro simile, ti avvicinerai subito.
non sottovalutare la mia codardia :-) La fuga è una delle più efficaci strategie di conservazione della specie.
Simo’, dovessi vedere me che piango in coda, prometti di venirmi a salutare? :D
grazie, ancora…
A me è capitata una scena simile un giorno, in coda al supermercato.
Ho chiesto a quella ragazza che piangeva se voleva aiuto e lei è andata via piangendo ancora. Mi era rimasta in mente tutto quel giorno.
Hai centrato un bel problema della società e della mia coscienza. Un episodio che non ho voglia di raccontare. Avrai (avremo) altre occasioni dove sfoggiare un coraggio da leoni.
chissà se l’empatia diventasse contagiosa..avremmo altre destinazioni e tempi
ma forse diventa contagioso…
La cultura occidentalizzata porta a fregarsene di chi ci circonda… il tuo gesto nobile poteva essere frainteso… a volte è così difficile pensare e fare perchè è la reazione degli altri che ci fa paura…
Beh, ma poi perché tanta paura di essere fraintesi, in fondo? Anche se fosse, sarebbe tanto grave, tanto insopportabile? Un “Ha bisogno d’aiuto, posso fare qualcosa?” male che vada porta a un “Mi lasci in pace”, niente di così drammatico… Personalmente penso che i gesti di empatia che vengono spontanei sia sempre meglio farli, sempre.
Fa pensare quanto certe linee rimangano inevitabilmente parallele… E non dipende da nessuno, se non forse da “sliding doors”.
A presto, Es.
Mi sono trovata da entrambi i lati della storia e ancora non so come sia meglio comportarsi.
signora: non lo vede il verde?
ci avevo un bruscolino nell’occhio!